La Lucidità è Sopravvalutata

scritto da @alejandromendo

Qualche giorno fa ho letto in diagonale uno stimolante articolo sulle imperfezioni del nostro cervello, che a quanto pare non è poi così perfettone come spesso ce lo vendono. Ammetto di aver provato una sensazione di sollievo puerile, simile a quel momento a scuola in cui la più brava della classe aveva dimenticato i compiti a casa e veniva sgridata dalla prof —senza eccessiva cattiveria, non sarebbe stato affatto giusto— in modo didattico e democratico, come se i veri destinatari della ramanzina fossimo gli altri, noi imperfetti.

Divoravo paragrafi prima di giungere l’apice del mio rasserenamento infrasettimanale nell’apprendere che “quando guardiamo qualcosa, il resto è sfocato per semplificare. Le informazioni che ci arrivano sono così frammentarie che il cervello riempie i vuoti come farebbe un pittore molto creativo.” Ah, caro cervello, quindi che fai, inventi? Dopo la rassicurante scoperta ho deciso di non finire il testo; l’insegnamento che volevo portarmi a casa ce l’avevo già in tasca. Il cervello improvvisa; bella questa, mi dicevo sorridente mentre chiudevo la finestra e mi rimettevo a lavorare.

La sorpresa però è relativa se uno pensa alle volte in cui noi sognatori abitiamo sulle nuvole l’affitto si paga lo stesso ed è piuttosto alto da cui prima o poi cadiamo. Situazioni specifiche o lunghi periodi che siano, abbiamo le fette di salame sugli occhi, visto che come si suol dire non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere e noi sistematicamente non vogliamo vedere. Il linguaggio, insomma, è pieno di metafore che spiegano, in linea con l’articolo sul disegno imperfetto e casuale del cervello, la nostra scarsa lucidità quando siamo (lo dico? Lo dico) innamorati.

Dunque per estensione anche “quando guardiamo qualcuno, il resto è sfocato per semplificare“.

La teoria non fa una piega e mi piace che sia così; lo dico subito, mi schiero con i poco lucidi. Mi stufa la lamentela globale da social network in cui viviamo incastrati, non ci va bene più niente e vogliamo essere esperti in tutto, fateci caso. Io invece cerco, preferisco, desidero quella scarsa lucidità e sono felice di non sapere di tutto e di avere un cervello a stoccaggio imperfetto di ricordi. Me li costruisco io su misura visto che c’ero e voi no. Che dite, tuttologhi? Dopotutto la lucidità è sopravvalutata come i Queen e David Bowie nella musica, Woody Allen e Tarantino nel cinema, Mourinho e Bale nel calcio, e così via.

A proposito di ricordi, calcio, cervello e innamoramenti, vi racconto una storiella —breve, vera, twittata circa un anno fa e screenshottata adesso per questo post— che illustra quanto scritto finora. Spero.

Si intitola #InnamoraMendo.

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Informazione di contesto (superflua se mi conoscete): Atlético-Barça, quarti di finale, ritorno di Coppa del Re, all’andata da noi era finita solo 1-0 per cui la partita era in condizioni normali, ma all’epoca ero poco lucido— tutta da guardare. Barça vestito di giallo fluo.

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Quando si è ̶i̶n̶n̶a̶m̶o̶r̶a̶  poco lucidi, spesso si prova a mandare dei messaggi del tutto simbolici che però purtroppo percepiamo solo noi e quasi mai l’altro. Peccato, vero?

Nello specifico, il copione del mio segnale sarebbe stato: “ciao cara, nonostante io abbia una passione vera, genuina, storica, affidabile, solida, sincera e perenne, in questo luogo spazio-temporale delle nostre vite (stasera) preferisco stare con te. Però ascolterò in sottofondo la radio e se segna la mia squadra esulterò come il pazzo mediterraneo che sono fiero di essere“.

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Ecco. Ma cosa ti cambia. Un classico dei non-sognatori.

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La gelida frase ha agito come la suoneria di quella sveglia antipatica che impostiamo alle 21.50 del venerdì sera perché dobbiamo uscire ma siamo stanchi dopo una settimana intensa di lavoro e, finito il riposino, ci alziamo dal letto così spiazzati che per quanto ci riguarda potrebbe essere già lunedì mattina ma aspetta, è buio, che ore sono.

“Tranquillo, calma, ma cosa ti cambia”, mi disse lei ed io di colpo tornai nel mondo dei lucidi, proprio dove non volevo stare.

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Arrossito in faccia, deluso in cucina, sconfitto concettualmente, rassegnato dentro. Finito il balletto le ho risposto senza parole, ora non ricordo se con uno sguardo o forse sbuffando.  La lucidità è sopravvalutata. 

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